Palazzina 9 (Jiu dong 九栋) è una raccolta di racconti dello scrittore cinese Zou Jingzhi 邹静之 (1952-) pubblicata da Orientalia (2026).
Traduzione di Patrizia Liberati.
Il mistero dei capitoli scomparsi
Ho deciso di tradurre Palazzina 9 dopo aver letto l’eccellente traduzione di Jeremy (Tiang). Mi intrigava la scelta sperimentale dell’autore di combinare i generi e stili diversi di memorie personali, reportage, diari, poesie in una narrazione ibrida e fantasticamente vivace. C’erano bozzetti di vita quotidiana, descrizioni nostalgiche delle intense emozioni dei primi amori, cronache del lavoro estenuante e della noia mortale che accompagnavano i giorni dei “giovani istruiti” a Beidahuang.
A cena con Zhang Yueran le ho raccontato che volevo tradurre Palazzina 9, mi ha detto di essere stata lei a consigliarlo a Jeremy, allora ho capito che mi stavo muovendo nella direzione giusta.
Quello che mi aveva affascinato di più era il punto di vista. La Rivoluzione Culturale ci è stata descritta in ogni possibile tono: ironico, animalesco e provocante (Come belve feroci di Wang Shuo), scanzonato e fallocentrico (L’età dell’oro di Wang Xiaobo), nei termini blasfemi e dissacranti di una fustigazione delle liturgie del partito (Servire il popolo di Yan Lianke) ma mai attraverso gli occhi di un bambino. Che è curioso di vedere quando la signora che canticchia in corridoio, sotto l’occhio vigile del figlioletto che finge di giocherellare in un angolo, deciderà finalmente di buttarsi dal palazzo; cavalleresco nel tentativo di proteggere l’amichetta costretta dai grandi a vedere il cadavere del padre suicida; sognatore e creativo nell’inventare la storia del ritrovamento della Tomba della principessa a Gongzhufen; affascinato dall’eccentricità del vicino creatore dell’antenna a ramina e di altri marchingegni fantastici; perplesso se dare o meno un calcio allo sgabello sotto i piedi del padre dell’amico, appeso a un cappio dalle Guardie rosse.
Quando però è arrivato l’originale da tradurre, questi erano proprio alcuni dei capitoli scomparsi. Sconcertata ne ho chiesto più volte il motivo, mi è stato risposto che l’autore preferiva che non si traducessero in lingua straniera, e li aveva sostituiti con un diario dei giorni a Beidahuang. Strano, perché erano inclusi nella traduzione di Jeremy, quella che aveva suscitato il mio interesse. Consapevole che non potevo insistere più di tanto, ho trovato un escamotage. Il testo era in formato word, non mi ci ritrovavo, possibile che traducendo si fosse cancellato qualcosa? Avevo assolutamente bisogno del pdf.
Quando l’autore ha scoperto che il suo libro era stato “epurato” delle parti migliori, mi ha telefonato dagli Stati Uniti come una furia e, su mia richiesta, mi ha rimandato il testo. Magicamente il libro è ricomparso nella sua versione integrale, questo è quanto ho tradotto e Orientalia ha pubblicato.
Informazioni sull’opera e sull’autore sono disponibili sulla pagina dell’editore.
