I taccuini del coccodrillo (Eyu shouji 鱷魚手記) è un’opera della scrittrice taiwanese Qiu Miaojin 邱妙津 (1969-1995) pubblicata da Add (2026).
Traduzione di Silvia Pozzi.
Sulla traduzione
Una delle maggiori sfide nella traduzione de I taccuini del coccodrillo, ormai considerato un classico della letteratura taiwanese contemporanea e ancora capace di parlare alle nuove generazioni, è stata restituire la straordinaria oscillazione tra registri che caratterizza la scrittura di Qiu Miaojin. Nel giro di poche pagine si passa da immagini emotivamente travolgenti a una comicità surreale e coltissima.
Quando la narratrice parla del desiderio, del dolore o della vergogna, le metafore sembrano nascere da una logica diversa da quella della ragione. «Sono una donna che ama le donne. Una sorgente di lacrime, il viso impastato di albume e miele.» Immagini come questa si comprendono prima con l’immaginazione che con l’analisi. Il compito del traduttore non è renderle più chiare o più coerenti, bensì conservarne la forza visionaria, che le rende immediatamente intelligibili sul piano emotivo. Le metafore di Qiu Miaojin non seguono la logica del ragionamento: seguono quella del dolore.
Accanto a questa scrittura intensamente lirica troviamo però il coccodrillo, protagonista di alcune delle pagine più ironiche del romanzo. Qiu Miaojin lo descrive con gli strumenti della sociologia, del giornalismo, del linguaggio pubblicitario e della cultura pop. In un irresistibile «Manuale di vita dei coccodrilli» vengono catalogati i programmi televisivi preferiti, le marche di biancheria intima, i mantra religiosi e i gruppi musicali come gli improbabili Talking Hats o Rolling Tongues, divertenti deformazioni di riferimenti ben noti della cultura contemporanea. È una creatura tenera e malinconica, che sogna di essere accettata dagli esseri umani e allo stesso tempo ne osserva con ironia le abitudini e le ossessioni.
Una delle sorprese più grandi durante la traduzione è stata accorgermi che il lettore è quasi un personaggio del romanzo. Qiu Miaojin sembra rivolgersi continuamente a qualcuno che sta dall’altra parte della pagina. Non cerca di giustificarsi né di apparire sotto una luce favorevole. Racconta senza risparmio le proprie paure, le proprie fughe, le proprie contraddizioni e le ferite inflitte agli altri. Eppure accade qualcosa di singolare: proprio mentre la narratrice espone le parti più fragili e meno difendibili di sé, il lettore si scopre sempre meno disposto ad abbandonarla. Nonostante la fatica del dolore che attraversa queste pagine, Qiu Miaojin riesce a ottenere qualcosa di raro: la nostra disponibilità a restare.
Informazioni sull’opera e sull’autrice sono disponibili sulla pagina dell’editore.
“Il coccodrillo piange davvero“, recensione su La Lettura (24 maggio 2026).