Un commento alla traduzione di Cena per sei di Lu Min. Di Natalia Riva.

Il romanzo è strutturato in sei capitoli, che si concentrano ciascuno su uno dei sei protagonisti. La narrazione quindi non è cronologica, e infatti uno dei punti di forza di Cena per sei è l’abile modo in cui Lu Min danza tra il tempo del racconto e il passato, ricordato da ciascuno dei personaggi. Sei persone e sei prospettive sulla storia comune che le lega per quattordici anni, che seguiamo retrocedendo e procedendo, indietro e avanti, come se ci muovessimo lungo un asse del tempo.

Dal punto di vista della traduzione, l’intreccio di vari piani temporali pone una sfida considerevole, in particolare perché si lavora con il cinese, una lingua che non impiega la coniugazione del verbo, fornendo invece indicazioni sulla consecutio temporum tramite l’uso di congiunzioni, nomi di tempo, avverbi, verbi modali e particelle aspettuali e modali. Attribuire il giusto peso a questi elementi è stato quindi fondamentale per collocare cronologicamente le vicende narrate, processo che a livello pratico mi ha portato a prendere carta e penna e tracciare una vera e propria linea del tempo su cui appuntare gli eventi man mano che si chiariva la loro successione. La revisione dell’italiano ha richiesto poi un costante aggiustamento dei tempi verbali utilizzati, ricorrendo spesso all’uso del trapassato prossimo.

Per fortuna, Lu Min, gestisce in modo magistrale questa struttura complessa, anche grazie all’uso di oggetti che ritornano nel racconto, come il diario di Bai, i fermagli per capelli di Su Qin o la torcia verde di Lan, e aiutano a datare la narrazione, in modo che il lettore (e il traduttore!) possa seguire meglio i flashback.