Silvia Pozzi con Yu Hua al Babel Festival, 2017

Piccola per gli standard cinesi ma grande nella letteratura, Haiyan è il luogo dove sono nate le storie di Yu Hua, autore simbolo della Cina contemporanea. Grazie alle sue traduzioni in tutto il mondo — e al lavoro della sinologa Silvia Pozzi, sua voce italiana — la città e i suoi racconti diventano un ponte culturale tra Oriente e Occidente.

Le storie di Wang Jibing e di Martina Benigni si intrecciano casualmente a Shanghai, dove Martina Benigni sta trascorrendo un periodo di studi. Dottoranda in Civiltà dell’Asia e dell’Africa presso l’Università La Sapienza, studentessa di cinese da quasi dieci anni, Martina (o Lin Mingyue, il nome che le è stato dato in Cina) sugli scaffali di una piccola libreria del Campus universitario si imbatte in Volo a bassa quota, una delle cinque raccolte pubblicate da Wang Jibing.

Al Roma 9 Centro di Scambi Economici e Culturali sino-italiani si è svolta la prima proiezione italiana del documentario "Alle tre del pomeriggio: l’eco mondiale del poeta-rider", dedicato a Wang Jibing e alla traduttrice italiana della sua poesia "Alle tre del pomeriggio", Martina Benigni, dottoranda in Civiltà dell’Asia e dell’Africa alla Sapienza Università di Roma.

"Nella mia vita ci devono essere letteratura e poesia." L'amore per la poesia ha le radici nell'infanzia di Martina Benigni. Dopo essere arrivata in Cina, la poesia è diventata per lei una finestra attraverso la quale osservare e comprendere la vita sociale. Per passione, ha provato a tradurre alcune poesie da Volo a bassa quota in italiano e le ha inviate alla professoressa Silvia Pozzi dell'Università di Milano-Bicocca.

La sua poesia «Alle tre del pomeriggio» è stata tradotta in italiano da Martina Benigni, dottoranda in Civiltà dell’Asia e dell’Africa presso l’Università di Roma Sapienza, con la supervisione di Silvia Pozzi, professoressa presso l’Università degli Studi di Milano-Bicocca. Grazie al loro lavoro, il pubblico italiano ha potuto avvicinarsi al calore e alla forza della letteratura popolare cinese.

The year 2025 marks the 55th anniversary of diplomatic relations between China and Italy, with both sides launching a series of commemorative events. As outstanding representatives of Eastern and Western civilizations, China and Italy demonstrate how storytelling remains one of the most effective forms of cultural exchange. Italian sinologist and translator Silvia Pozzi, recipient of the 17th Special Book Award of China, has translated the works of several Chinese authors and continues to devote herself to translation studies. She believes translation is not about “explaining” China, but about telling the world truly compelling Chinese stories.

In questo episodio di "InXinjiang", un'intervista esclusiva a Silvia Pozzi, sinologa e docente all'Università di Milano-Bicocca. Il suo primo viaggio in Xinjiang risale a 30 anni fa. Secondo la professoressa, sia lo Xinjiang di allora sia quello di oggi sono posti che lasciano il segno. Nonostante l'enorme sviluppo e i cambiamenti del territorio, la calorosa accoglienza dei suoi abitanti è rimasta la stessa.

Nel 2025, Cina e Italia hanno lanciato una serie di attività commemorative in occasione del 55° anniversario dell'instaurazione delle relazioni diplomatiche tra i due paesi. Cina e Italia rappresentano entrambe civiltà eccellenti, rispettivamente in ambito orientale e occidentale, e le storie costituiscono una delle forme di scambio culturale più efficaci. Oltre ad aver tradotto le opere di numerosi scrittori cinesi, la sinologa e traduttrice italiana Silvia Pozzi, vincitrice del XVII Special Book Award of China, dedica un'attenzione costante alla ricerca in campo traduttivo, nella convinzione che la traduzione non serva a "spiegare" la Cina, ma piuttosto a raccontare al mondo storie cinesi capaci di commuovere.

La professoressa Silvia Pozzi, sinologa italiana, traduttrice letteraria e docente all'università di Milano Bicocca, parla un ottimo cinese e conosce a menadito gli autori e le opere letterarie cinesi moderne e contemporanee. Di recente, dopo aver percorso migliaia di chilometri per recarsi nello Xinjiang, nell'ambito del progetto "I sinologi del mondo guardano la Cina" , Silvia Pozzi ha rilasciato un'intervista esclusiva alla rubrica "Domande tra Oriente e Occidente" di China News, e ci ha raccontato di come la traduzione letteraria possa costruire "ponti" per gli scambi culturali tra Italia e Cina.

Il 26 giugno a Urumqi il segretario del Comitato di Partito della Regione Autonoma dello Xinjiang Ma Xingrui ha incontrato il gruppo di sinologi in visita nello Xinjiang per il progetto "I sinologi del mondo guardano la Cina".
Ma Xingrui ha detto di essere molto felice di incontrare i sinologi in Xinjiang. Ha rivolto loro un caldo benvenuto a nome del Partito Comunista Cinese della Regione Autonoma Uigura dello Xinjiang e del Governo del Popolo della Regione Autonoma, definendoli ambasciatori dello scambio culturale e della comunicazione tra la Cina e il mondo. Ha ricordato che lo Xinjiang è stato, sin dall'antichità, un crocevia di insediamenti multietnici, di scambi multiculturali e di coesistenza tra diverse religioni, dotato di una ricca storia, di una varietà di culture e di tratti che lo rendono unico al mondo. Per i sinologi coinvolti, si tratta di un viaggio di grande rilevanza per le lroo ricerche accademiche e per meglio comprendere la Cina.

La mattina del 15 ottobre 2024, presso l'auditorium della biblioteca della Guangdong University of Foreign Studies, è stata inaugurata la XXIV Settimana Internazionale della Lingua e Cultura Italiana, con tema "La lingua italiana e i libri: un mondo tra le righe". [...] La seconda parte della cerimonia di apertura è consistita in una conferenza della professoressa Silvia Pozzi (Fu Xuelian), dal titolo "La lingua italiana e i libri: un mondo tra le righe". Durante la conferenza, la professoressa Pozzi ha illustrato agli studenti le differenze tra il cinese e l'italiano, nonché le difficoltà che si incontrano nella traduzione dal cinese all'italiano.

Sabato 5 ottobre alle ore 18, nella libreria Lo Spazio Pistoia (via Curtatone e Montanara 20/22), “La Cina che non ti aspetti”, incontro con  Silvia Pozzi, professoressa ordinaria di lingua e letteratura cinese e dell‘Asia sud-orientale all‘Università degli studi di Milano-Bicocca e traduttrice. In dialogo con Alessandra Repossi, traduttrice letteraria.

Attraverso 3 romanzi e 1 raccolta di racconti dal taglio molto diverso, un autore e due autrici cinesi, e un autore taiwanese, cercheremo di capire come si racconta al mondo la Cina di oggi, con i suoi legami indissolubili con la Cina di ieri e con il mondo moderno.

C’è un mondo che fatica ad emergere, incapace ancora a sfondare il muro del pregiudizio. Quello secondo cui Cina è solo regime, Cina è minaccia economica. Per non parlare dei cinesi: alcuni, lo dice la gente, neppure muoiono. Di vederli sorridere neanche a pensarci. Seri, restii all’integrazione. E allora come fanno, in questo clima di distacco – peggio: diffidenza – a farsi largo autori cinesi, letture che di quel mondo sono intrise? Peccato. Perché se solo accadesse, che quelle letture entrassero nei nostri salotti o sotto le nostre coperte, ne resteremmo semplicemente travolti, abbagliati.

I lettori italiani sono sempre più interessati ad autori come Liu Cixin e Yu Hua. Liu Cixin ha contribuito alla nascita di una schiera di fan di fantascienza cinese in Italia, mentre Yu Hua è diventato una star: ad eccezione di alcuni saggi sulla sua infanzia, quasi tutte le sue opere sono state tradotte in italiano. Ormai ha oltrepassato i confini del mondo letterario per diventare una celebrità vera e propria.

Una mattina di confronto dedicata al tema delle traduzioni, con un focus particolare su Taiwan. E quella prevista sabato 23 marzo alle 10,30 all'auditorium Terzani dalla biblioteca San Giorgio di Pistoia nell'ambito del festival "Climate fiction days", la prima rassegna nazionale sulla letteratura del cambiamento climatico. [...] Affronta il tema ambientalista nelle sue più ampie stratificazioni culturali "Montagne e nuvole negli occhi" dello scrittore taiwanese Wu Ming-yi: in Italia è stato tradotto da Silvia Pozzi [...]. "Membrana" (add 2022) di Chi Ta-Wei, tradotto da Alessandra Pezza. Un romanzo onirico, con il mondo dominato dalla tecnologia che accompagna il viaggio interiore della protagonista alla ricerca dell'intima essenza umana.

Con la traduzione di Pechino pieghevole di Hao Jingfang, Silvia Pozzi porta al lettore italiano una voce originale e convincente della scena letteraria cinese contemporanea. (...) Per quanto frutto di una distorsione fantastica della realtà come la conosciamo, i mondi di questi racconti inevitabilmente ci rimandano al nostro e i personaggi che li abitano hanno in fondo le nostre stesse emozioni e ambizioni, ed è certo per questo che le loro vicende risultano avvincenti e sono capaci di parlare al lettore. Ma non solo: quella misteriosa comunicazione avviene anche grazie alla maestria della traduzione, alla duttilità (o alla “pieghevolezza”, verrebbe da dire) del suo stile — quell’abilità alchemica di ricalcare e adattare il testo dell’originale e restituircelo fresco e inaspettatamente vicino in una nuova lingua: fluida, sfumata, elegante.

  • Presentazione dell'Officina di Traduzione Permanente sulla Lettura del 24 ottobre 2021 in occasione della pubblicazione del racconto Qualcuno ha visto la vicina? (a questo link il ritaglio):

L'autrice e la traduzione

Mai tradotta in italiano, Ho Sok Fong (Kedah, Malaysia, 1970) insegna a Taiwan. Ha scritto due raccolte di racconti molto premiate: il testo presentato da "la Lettura" viene da quella del 2014. La versione in italiano nasce nell'ambito dell'Officina di traduzione permanente istituita sotto la guida della sinologa Silvia Pozzi presso il Dipartimento di Scienze umane per la formazione "Massa" dell'Università di Milano-Bicocca.

Qualcuno dice che i traduttori sono o dovrebbero essere invisibili, forse è più vero che a loro non si pensa quasi mai, a meno che l'italiano del libro che abbiamo per le mani non ci paia farraginoso. Se entrassimo nel loro mondo, scopriremmo che sono più vivi che mai.

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